Non racconterò tutta la storia della mia vita, perché ci vorrebbe un’altra fiaba. Cercherò solo di tracciarne le tappe principali, quelle più significative che mi hanno poi condotto alla scrittura della fiaba Il bilancio dei desideri.

 

 

Sono nata a Ruffano, un paese collinare della provincia di Lecce, il 21 luglio 1969.

Non è una data qualunque, perché proprio quella notte, circa 4 ore dopo la mia nascita, Armstrong posava il suo piede sulla luna.

E voi direte: ma questo cosa c’entra?

Invece ha importanza eccome, poiché  per questo evento, raccontava mia madre, i bimbi nati in quella notte sarebbero stati premiati. Ma io non mai visto quel premio e ci tenevo a dirlo!

 

La mia nascita, sono la quinta figlia, ha alimentato il rischio della costituzione di una squadra di calcio femminile, poiché non ha frenato la rincorsa al figlio maschio voluta da mio padre. Meno male che la fortuna ne ha segnato l’arrivo qualche anno dopo.

 

Quindi, cinque fanciulle e un fanciullino, madre casalinga, padre emigrato all’estero per problemi economici, tanti disagi, ma anche tanta voglia di stare bene!

E poi tanti sogni nel cassetto e tanti desideri da realizzare…

 

Il primo desiderio era quello di fare la cantante e la ballerina. E chi non l’ha mai sognato? Ma le condizioni economiche non consentivano di pagare nemmeno una lezione di danza.

 

Dopo la licenza media iniziai a lavorare: prima l’operaia in una maglieria, poi la commessa e, a seguire, facevo le pulizie in casa di parenti. A un certo punto della mia esistenza adolescenziale avvertii l’esigenza di cambiare aria:  andai a vivere in Svizzera da mia sorella, facendo la babysitter. Lì finalmente riuscì a capire cosa volevo dalla mia vita: proseguire gli studi!

Dopo un anno di permanenza, a distanza di due anni dalla licenza media, tornai in paese e mi iscrissi a scuola, cercando di far capire alla mia famiglia l’importanza di tale scelta. Ringrazio ancora oggi la mia amica Maria del prestito di tutti i libri del primo anno.

Iniziò così la vita scolastica di una sedicenne in mezzo ai quattordicenni. Le condizioni economiche non erano rifiorite, ma le lezioni private di ragioneria  e il pianobar, di certo, aiutavano anche a pagare  la scuola di danza.

 

Dopo il diploma, c’era un altro desiderio da realizzare: proseguire gli studi universitari. Ma non era facile trovare una risposta alla domanda: “Figlia mia, non penserai certo di studiare tutta la vita?”.

 

Anche la vita universitaria fu affiancata da esperienze lavorative, necessarie all’acquisto di un’auto per recarsi in città, a circa 60 km di distanza. Era una macchina stupenda: una Fiat 127 marrone del 1975 che si allagava quando pioveva. Nessuna mi credeva, ma per me era bellissima!

 

Le esperienze lavorative finalizzate a sostenere la vita universitaria erano più pittoresche rispetto alle precedenti: dalla vendita di pentole… pardon “sistemi di cottura” agli impianti di allarme; da investigatrice privata (anche se non l’ha mai saputo nessuno) a battitura di tesi di laurea; da cantante nei pianobar a corista nei gruppi locali.

 

Fino ad arrivare alla fatidica e sudata laurea. Altro traguardo raggiunto.

 

Dopo la laurea, permaneva la voglia di continuare a studiare, ma coma facevo a comunicarlo alla mia famiglia? Il termine degli studi doveva dirsi ormai raggiunto!

 

Fu così che il compromesso “studio e lavoro” risolse il problema.

L’esperienza lavorativa nel mio Comune di nascita e il superamento di un concorso furono un ottimo insegnamento. Grazie a questa vicenda capii di aver fatto la scelta giusta: lasciare un posto sicuro e ben pagato nel proprio paese per inseguire un sogno in città senza nessun compenso…

 

Il resto lo riassumo in breve. Il superamento del concorso di dottorato e poi quello di ricercatore universitario segnarono il raggiungimento del traguardo. E la ricca e stimolante collaborazione scientifica con un Professore di una prestigiosa Università segnarono l’inizio di un altro percorso ricco di stimoli.

 

Finchè un giorno non arrivò la crisi. Ebbi un periodo di confusione in cui risuonava sempre più forte la domanda: a questo punto della mia vita quali sono i miei obiettivi? E soprattutto come faccio a capirlo?

 

Quindi ho iniziato a canalizzare l’energia dirompente mettendo tutto nero su bianco. Scrivere mi ha aiutato a riflettere e ad acquisire maggiore consapevolezza.  

 

E fu così che iniziai a stilare il mio bilancio dei desideri.

 

E fu la mia salvezza!

Daniela Preite

 
 

 

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